Il tema dei Non Performing Loan («NPL») ossia i crediti deteriorati, è diventato di grande attualità e centralità. Questo fenomeno ha determinato  la nascita di gestori specializzati nel recupero di NPL che, in gergo, sono chiamati “Servicer”.

Al fine di gestire il problema dello stock dei NPL, gli istituti di credito sono intervenuti sostanzialmente in due direzioni:

  1. da una parte, hanno cercato una gestione più efficace ed efficiente del credito deteriorato (spesso attraverso l’esternalizzazione o lo spin off della piattaforma interna di gestione) e dall’altra,
  2. hanno venduto progressivamente una parte significativa dei NPL in bilancio.

Prima di tutto è necessario fare chiarezza sulla terminologia usata per le attività finanziarie deteriorate. A tal proposito dobbiamo distinguere tre categorie:

A – Sofferenze (Non Performing Loan “NPL). Si definiscono crediti in sofferenza quei crediti bancari la cui riscossione non è certa (per le banche e gli intermediari finanziari che hanno erogato il finanziamento) poiché i soggetti debitori si trovano in stato d’insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili.

B – Inadempienze probabili (Unlikely To Pay “UTP”). Si ricomprendono quelle esposizioni per le quali la banca ritiene sussista l’improbabilità che il debitore possa adempiere integralmente alle proprie obbligazioni creditizie, senza ricorrere ad azioni quali l’escussione delle garanzie;

C – Esposizioni scadute e/o sconfinate (Past due). Comprende le esposizioni per cassa, diverse da quelle classificate tra le sofferenze o le inadempienze probabili, che, alla data di riferimento della segnalazione, risultano scadute o sconfinanti da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di tolleranza.

Al fine di far comprendere anche ai non addetti ai lavori la tipologia dei crediti che appartengono alle tre diverse categorie, possiamo definirle anche in altri termini:

NPL: un credito che il debitore, allo stato e sulla base di evidenze documentali (ad esempio perizie sugli immobili a garanzia o l’esistenza di procedure concorsuali), non è in grado di poter ripagare interamente e che quindi il creditore riuscirà a recuperare parzialmente attraverso azioni legali ovvero attraverso transazioni a “saldo e stralcio”.

NPL secured: la categoria dei NPL secured rientra tra i NPL e sono quei crediti il cui ripagamento è garantito da ipoteche di primo grado su immobili concesse dal debitore, da un garante o da un terzo al momento della concessione del finanziamento su immobili di proprietà. Tali crediti posso avere diverse forme tecniche (mutui, mutui fondiari ecc..) ma sono tutti caratterizzati dal comune denominatore di avere una garanzia ipotecaria di primo grado. Usiamo appositamente la terminologia inglese “secured” perché fa parte ormai del linguaggio comune tra gli operatori del settore.

UTP – Unlikely To Pay: è un incaglio, una posizione creditoria che ha un arretrato (alcune rate non pagate), ma per la quale c’è ancora l’aspettativa che il debitore possa saldare l’arretrato e riprendere il regolare pagamento/adempimento.

Past Due: posizioni per le quali risulta un ritardo nei pagamenti ancora non sufficiente da far ritenere che ci possa essere un problema di insolvenza, un ritardo dovuto ad un problema contingente che fa presumere che il debitore riprenderà a pagare come previsto.

Il credito naturalmente può cambiare stato nel corso del tempo.

La vigente normativa europea dispone che le banche debbano rispettare obbligatoriamente determinati requisiti in materia di dimensionamento dei Fondi Propri rispetto l’attivo ponderato per il rischio (RWA – Risk Weighted Assets).

La ponderazione associata all’attivo è principalmente riferita a:

a) Rischio di credito,

b) Rischio di controparte,

c) Rischio di mercato e

d) Rischio Operativo.

Nell’ambito del Rischio di Credito, le differenti categorie di investimento/impiego risultano ponderate in base a coefficienti di rischiosità legati sia alla natura della controparte debitrice che alla tipologia di forma tecnica adottata, con pesi crescenti in misura inversamente proporzionale alla qualità del credito. Ad esempio i crediti in bonis, se assistiti da garanzie reali di contante o titoli o da garanzie ipotecarie su immobili di tipo residenziale, beneficiano di ponderazioni molto favorevoli, mentre i crediti non performing e in particolar modo le sofferenze pesano in misura significativa sul totale dell’attivo ponderato per il rischio.

Ne consegue che tanto maggiore è la consistenza dell’attivo ponderato, sul quale i NPL e il credito deteriorato incidono significativamente, tanto minore sarà la capacità di crescita delle banche negli impieghi.

Quanto detto dovrebbe aiutare a far comprendere la rilevanza che hanno i NPL per le banche e che possiamo sintetizzare nel modo seguente:

▪ impattano negativamente sul conto economico: le banche devono predisporre degli accantonamenti per i crediti deteriorati.

▪ assorbono patrimonio di vigilanza:  i NPL incidono negativamente anche sui ratio patrimoniali in quanto erodono il patrimonio di vigilanza con un peso maggiore rispetto ad altri attivi e impediscono alla banca di investire il capitale in impieghi più redditizi;

▪ aumentano i costi: la gestione del credito problematico è costosa e l’aumento delle sofferenze porta ad un aumento dei costi del personale e delle spese legali.

Il credito deteriorato ha assunto negli ultimi anni sul bilancio delle banche ne ha ridotto la profittabilità (ROE), ha in alcuni casi reso più onerosa l’attività di finanziamento (“lending”) e ha fatto innalzare i requisiti patrimoniali imposti alle banche.

Le banche devono progressivamente dismettere i NPL in bilancio e ottenere così i seguenti risultati:

  1. Effetti di natura economico finanziaria:

▪ impiegare in attività più redditizie i proventi della cessione “fresh lending” con miglioramento degli indici di profittabilità;

▪ incrementare patrimonio libero e miglioramento dei coefficienti patrimoniali e di solvibilità;

▪ migliorare il coefficiente sofferenze/impieghi (NPL ratio) e RWA.

  1. Effetti di natura gestionale:

▪ liberare risorse umane attualmente impiegate nel recupero del credito.

Il grande stock di NPL ha attirato l’attenzione di due tipologie di investitori:

– gli investitori finanziari, principalmente fondi stranieri,

– gli investitori industriali, principalmente stranieri con qualche eccezione di imprese italiane, specializzati nelle attività di recupero del credito, hanno iniziato a gestire portafogli di crediti NPL in outsourcing ovvero hanno offerto alle banche italiane delle partnership anche attraverso l’acquisto delle stesse piattaforme di gestione interne per la gestione dei NPL originati dalle banche partner.

 

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